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Francesca Santucci
AMOR SACRO E AMOR PROFANO DI TIZIANO
(Antologia AA., VV., "Poetesse e scrittrici d'Italia", Scritti d'arte, Tomarchio Editore 2025)
(Tiziano) Ha avuto il dono unico di fare Veneri che sono donne reali, e colossi che sono uomini altrettanto veri: voglio dire, il talento d’imitare le cose così da vicino perché l’illusione abbia a prenderci. (H. Taine)
Molte sono state le interpretazioni, tra le quali ha trovato maggiori consensi quella che ha ritenuto il dipinto un’allegorica rappresentazione dell’amore terreno e dell’amore spirituale, impersonati dalle due Veneri: una celestiale e spirituale, l’altra sensuale e terrestre. Probabilmente, però, l’interpretazione meno esoterica e più reale è quella che riferisce l’opera al desiderio di Niccolò Aurelio di celebrare il suo matrimonio, avvenuto nel 1514, con un dipinto allegorico: la donna che indossa il tradizionale abito bianco e che reca nei capelli la corona di mirto, pianta sacra a Venere e simbolo dell’amore coniugale, che delicatamente viene iniziata ai misteri dell’amore dalla Venere nuda, aiutata nei suoi disegni dal suo compagno, Cupido, che smuove le acque nella fontana, sarebbe proprio la sua sposa. L'ipotesi che il quadro sarebbe stato dipinto in occasione del matrimonio di Niccolò Aurelio sarebbe avvalorata anche dallo stemma araldico della famiglia del committente incluso tra i fregi della fontana, e dal blasone della famiglia della sposa, Laura Bagarotto, nella decorazione del piatto d’argento sul bordo della fontana, ornata da un fregio il cui significato resta misterioso ma che, secondo alcuni critici, rientrerebbe nel solco interpretativo tradizionale: nel cavallo senza sella domato e legato bisognerebbe vedere il soggiogamento della passione. Il dipinto, considerato un tipico esempio della commistione degli elementi pagani e cristiani presenti nella cultura rinascimentale, è costruito alla maniera tipica di Tiziano, che ben aveva appreso la lezione del suo maestro, Giorgione, tanto che in pochi anni non soltanto poté eguagliare il maestro, ma di gran lunga superarlo, dominando per oltre settant’anni il mondo artistico della Repubblica di Venezia e anticipando di tre secoli Renoir e gli Impressionisti con l’uso rivoluzionario del colore e l’amore per il paesaggio, considerato non più solo come sfondo del quadro, ma protagonista della rappresentazione. Tiziano s’impadronì, dunque, della pittura del maestro, ma le impresse un maggiore slancio, dipingendo a larghe pennellate, come ci racconta Palma il Giovane, solo con i colori stessi, senza disegno preparatorio sulla tela, con colpi risoluti di impasti di bianco, nero o bruno, o con miscele di rossi e gialli, sui quali ritornava spesso, dopo aver lasciato riposare la pittura anche per qualche mese, con le velature (cioè gli strati sottilissimi di colore applicati proprio come un velo sulla superficie colorata per modificare il tono), di azzurri, verdi e rossicci, conseguendo, così, effetti caldi ed intensi, abolendo i contrasti di luce e ombra, ed immergendo i contorni netti delle forme nelle atmosfere dell’ambientazione.
L’Amor Sacro e l’Amor Profano, al di là di quelle che possano essere le diverse interpretazioni e valutazioni dei critici e degli esperti, appare un capolavoro per la bellezza del soggetto classico, per le suggestioni filosofiche e per l’ armonia delle poche e vaste superfici cromatiche in cui è inserito con naturalezza il tema dell’amore. Sullo sfondo del dolce paesaggio, in cui è facilmente riconoscibile l’entroterra veneto dal quale Tiziano proveniva, le due immagini di donna, creature di carne e sangue, opulente alla maniera tizianesca e aderenti agli ideali del tempo, sembrano estremamente simili, pur nella diversità, sia del significato allegorico, sia della rappresentazione pittorica. Facce diverse della stessa medaglia, come, in effetti, sono l’amore carnale e l’amore spirituale, appaiono simili nel volto, nei lunghi capelli di seta, nelle fattezze fisiche carnose (esposte allo sguardo dell’osservatore nella Venere, celate nella sposa), nella dorata luminosità della pelle. Anche i colori si richiamano, c’è come una corrispondenza che rimanda alle corrispondenze filosofiche: chiaro il panneggio sulle gambe di Venere e chiara la veste della sposa, rosso il drappeggio del manto della dea della bellezza e dell’amore e rossa la manica dell’abito della donna. A dividere, simbolicamente, le due figure femminili, nello spazio pittorico e nella concezione amorosa, ma in fondo anche ad unirle, nel dipinto e nel significato allegorico, c’è Cupido, Eros, il detentore e l’iniziatore dei misteri dell’amore, tramite e guida al congiungimento tra le due opposte concezioni, quella dell’amore spirituale e carnale, dell’amore sacro e dell’amore profano.
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