|
|
Pubblicato nel 1959, "Una vita violenta",
insieme a "Ragazzi di vita", compone il "dittico delle borgate
romane" poiché l’autore vi descrive la drammatica vita di quegli
anni del sottoproletariato romano di borgata, periferia della grande
città, emarginata dalle ingiustizie sociali, un mondo dal quale era
attratto per la spontanea ingenuità, per la purezza di valori
contrapposti a quelli borghesi salvo poi ricredersi quando, con il boom
economico degli anni ’60, subendo il fascino del consumismo, quei
sottoproletari, descritti con tanta partecipazione, s’imborghesirono.
Come in "Ragazzi di vita" anche in questo romanzo i protagonisti sono loro,
uno in particolare, Tommaso, seguito da Pasolini passo passo, con la
descrizione della malattia, l’aggregazione agli sbandati, la militanza
comunista, fino all’alluvione del Tevere e allo slancio generoso,
incompreso dagli amici di un tempo, che lo deridono con la frase: San
Tommaso,er santo dell’alluvionati. Questo romanzo è anche la
storia di una presa di coscienza proletaria, che però avviene in modo
quasi incosciente Il protagonista è appunto Tommaso
Puzzilli, un giovane di Pietralata, uno sbandato che frequenta ragazzi
sbandati, i ragazzi di vita appartenenti al suo stesso ambiente, la
borgata romana, eppure Tommaso è diverso dagli altri, in lui si agitano
dei fermenti che lasciano intravedere una diversa coscienza, un animo
generoso e un desiderio di riscatto.
Nello squallore del suo ambiente
caratteristiche comuni sono il vizio e l’abbrutimento, in un clima di
prepotenza, dove la comunicazione avviene solo attraverso la violenza
verbale della parlata romanesca, tanto usata dall’autore che, con l’adesione
al dialetto, intendeva registrare dal vero la vita difficile di quei
ragazzi ed esprimere la sua adesione viscerale al sottoproletariato romano
visto come mondo "diverso" da quello borghese.
Ammalatosi di tubercolosi Tommaso guarisce
,però il suo fisico resta segnato dalla malattia; da allora in poi la sua
vita si svolgerà in una violenza che può essere interpretata come
esigenza di affermare la vita contro la precarietà dell'esistenza e
contro la minaccia sempre incombente della fine, attraversando episodi da
teppista ed anche aggregandosi a bande neofasciste. Infine prenderà
coscienza e diventerà militante comunista, e quando la tempesta improvvisa
allagherà le case di borgata, abitate dagli infelici come lui, nonostante
la salute precaria non esiterà a partecipare alle azioni di soccorso, in
uno slancio di generosità che lo redimeranno agli occhi del mondo e di
se stesso. L’indomani il destino di Tommaso sarà già segnato: tra i
colpi di tosse e gli sputi di sangue realizzerà il rinnovato vigore del
suo male, e nella battuta Me sto a morì è già insita la
consapevolezza dell’imminente morte.
Fino in fondo Tommaso conserverà la
violenza verbale, concludendo anche in modo tragico la sua vita violenta
.
Ma annatevene! disse Tommaso- Invece che stamme a fa compagnia a
me, annate a rompeve le corna de fora, che oggi è domenica!…"Come
diventò notte, si sentì peggio, sempre di più: gli prese un nuovo
intaso di sangue, tossì, tossì ,senza più rifiatare, e addio
Tommaso.
Pasolini scoprì ed osservò con sentita
partecipazione il mondo del sottoproletariato di borgata, cercando sempre
di metterne in luce il valore umano ed il contributo all’evoluzione di
tutta la comunità, ai margini della quale la pongono solo le circostanze
e le ingiustizie sociali.
Era il 2 novembre del 1975 quando, tra
baracche e rifiuti, all’idroscalo di Ostia venne ritrovato il corpo
senza vita di Pasolini, contro il quale l’aggressore si era scagliato
con inaudita violenza, assassinato in circostanze oscure, a venticinque
anni dalla morte ancora non chiarite, ma sicuramente legate al mondo di
cui tanto aveva parlato e scritto con dolente e appassionata
partecipazione: i ragazzi di vita.
Artista versatile, sperimentatore di
letteratura, cinema, perennemente circondato da un alone negativo, in vita
perseguitato da censori e magistrati (ogni anno quattro volte in tribunale
per oltraggi al comune senso del pudore e reati a sfondo sessuale dai
quali puntualmente assolto, per un totale di 33 processi) scomodo, critico
anche verso quella sinistra alla quale apparteneva come quando, nel ’68, rischiando
l’impopolarità, in piena difesa del punta di vista del
sottoproletariato si schierò contro gli studenti figli di papà borghesi
e piccoli borghesi a favore dei poliziotti di origine proletaria, ma
anche più cristiano dei cristiani schierato com’era in totale adesione
dei più umili, più volte dichiarò di voler restare dentro l’inferno
con marmorea volontà di capirlo. Resta incomprensibile come
abbiano potuto colpirlo proprio coloro dei quali si era, con tanta
partecipazione, eletto interprete e come la magistratura ancora non abbia
sciolto l’enigma della sua morte.
classici
|
|