Bruno Brillante

EROS E TANATOS

 

 


(dall'antologia AA.VV., Le città invivibili. Bulli ed eroi nella filmografia di Caligari e Mainetti, Efesto Edizioni 2017)

 

Da qualche anno va meglio, se ne trovano poche per strada, prevalentemente in zone poco frequentate. Sino a qualche anno fa, invece, il giorno prima di percorrere, insieme ai partecipanti alla passeggiata domenicale, le stradine e le scalinate incassate nel tufo, di quelli che originariamente erano impluvi, mi recavo in perlustrazione per verificare la praticabilità e la eventuale pericolosità di quei luoghi, ridotti a ricettacolo di siringhe e, spesso, a rifugio temporaneo di disperati.
Scale e scalinate, cupe e cavoni, che collegavano la Città Alta con il Centro Antico ed il mare, si erano progressivamente svuotati di chi, per pigrizia o per timore, le percorreva quotidianamente per necessità o per diletto.
Era la "Città in discesa", che viveva di una sua vita autonoma, libera dal rumore e dai gas di scarico delle autovetture che, anno dopo anno, avevano ricoperto di un manto di lamiere piazze e strade.
Erano sentieri antichi, ricavati da vie scavate dalle acque meteoriche che scendevano a valle, o create a bella posta dagli uomini che, con ingegno ed arte, sfruttando la conformazione delle colline, erano riusciti a realizzare percorsi rapidi e sicuri.
Erano luoghi vivi queste scorciatoie; non solo vie di comunicazione ma anche occasioni di incontri e di scambi. Lungo una di queste, il "Canalone", lunga ferita nel tufo giallo di Posillipo, che collegava, e ancora collega, con ripida discesa, la collina con le rive di Marechiaro, i contadini e i pescatori si incontravano a mezz'altezza, per barattare frutta e verdure di stagione con pesci e frutti di mare appena pescati.
Dunque, sino ai primi anni di questo nuovo secolo, alcune di queste strade erano divenute pericolose, e, talvolta, impraticabili per il numero impressionante di siringhe, spesso sporche di sangue, che le ricoprivano.
Le nostre escursioni avvenivano la mattina, e, in quelle ore, era molto difficile trovare qualcuno che si stesse "bucando", ma le tracce di quanto era accaduto la sera prima, erano lì, sparse disordinatamente sul terreno, inquietanti segnali di morte, pronte a colpire ancora. Altri luoghi, divenuti bivacco permanente di tossici senza dimora e luogo di spaccio, ci erano preclusi anche durante il giorno. Ignorati dalle istituzioni, ed evitati dalla gente comune, a guardarli da distanze discrete, sarebbero potute essere il set di un film di Claudio Caligari.
Rivedendo il suo film " L'amore tossico", riflettevo su come il gesto, l'azione, del "bucarsi", aldilà dei tanti possibili giudizi, opinioni e considerazioni, sia contronatura. Altri eccessi, pur deprecabili, come l'alcoolismo o il fumo, sebbene nocivi e letali, esasperano comunque una funzione fisiologica. L'infiggersi un ago nel braccio, sul collo, o altrove, di per sé è una violenza contro se stessi, un gesto che non appartiene alla normale economia del vivere, al di là della sostanza contenuta nella siringa.
Allora, procedendo con cautela tra siringhe e altri rifiuti negligentemente non rimossi, ricordavo, a me e a chi mi seguiva, gli anni della giovinezza, quando queste strade, altre dal resto della Città, sebbene non più percorso privilegiato di uomini e animali, erano meta e rifugio per giovani coppie, in tempi in cui pochi potevano permettersi un'auto o addirittura una casa.
E così, al passante poteva accadere di imbattersi in altro tipo di oggetti abbandonati sul selciato. Negligenza di chi imbrattava le strade e di chi non ne curava la pulizia. Quegli oggetti, accessori di amori frettolosi, però, erano segni di vita.
Era bello pensare che quei sentieri, quelle scalinate sopravvissute allo scempio edilizio degli anni delle aggressioni edilizie folli e indiscriminate (gli anni indagati da Claudio Caligari nei suoi realistici films), seppur vuoti degli uomini e delle donne che per anni e anni li avevano riempiti di passi e di canti, di asini e muli, capre e galline, ceste di uova e frutta di stagione, di gerle colme d'erba profumata, fossero ancora frequentati da coppie di innamorati attratti dall'intimità dei luoghi e da una forza misteriosa che il Poeta riusciva a cogliere e a tradurre in scritti e melodie.

 

 

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