|
|
Roma
città aperta inaugurò la rosselliniana "trilogia della
guerra" che, con la denuncia dell’orrore della guerra, e la
documentazione dell’avanzata delle truppe alleate in Italia, contribuì
a diffondere a livello internazionale il cinema del Neorealismo italiano,
cinema di verità e testimonianza di presa di coscienza. Iniziato due
mesi dopo la Liberazione, in profonda economia, tanto che, per acquistare
la pellicola al mercato nero, Rossellini fu costretto a vendere delle
suppellettili personali, fu definito dallo stesso regista "film della
paura", muovendo dalla rappresentazione e dalla personale esperienza
della paura, vissuti in tempi cupi per fame, violenza e mancanza di
libertà. Tanti gli
attori presi dalla strada per dare vita ai vari personaggi, straordinarie
le presenze di Aldo Fabrizi e dell’intensa Anna Magnani nel personaggio
di Pina. Rimarrà
impressa per sempre nell'immaginario collettivo la scena in cui mentre,
urlando il nome dell’amato, cerca di raggiungere il camion che glielo
sta portando via, viene colpita da una raffica di mitra e resta immobile
sul selciato, povero corpo senza vita, con la veste scomposta, sotto lo
sguardo sconvolto del figlio, in rappresentazione tangibile del marchio di
orrore che la guerra imprime sulla vicenda personale dell’individuo.
Francesca Santucci (17.10.2000)
 |
|