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Uscito per
il Natale del 1984, grande successo di pubblico, Non ci resta che
piangere è un film che si rivede sempre volentieri, comico e
divertente, fantasioso e surreale, leggero e scanzonato, ben adatto,
dunque, da vedere in un’accalorata serata estiva in cui non si vuole
impegnare troppo il cervello, ma solo trascorrere qualche ora in
spensieratezza.
Il film si basa sul sempre efficace espediente del viaggio all’indietro
nel tempo; Saverio (Benigni), maestro elementare, e Mario (Troisi)
bidello, mentre attraversano la campagna in automobile sono sorpresi da un
temporale. Cercano riparo in un casolare e, al risveglio, scoprono di
essere stati catapultati indietro nel tempo; edotti da un villico locale,
scoprono di trovarsi nel paese immaginario di Frittole, addirittura nel
1492.
Ospitati da un macellaio (l’ottimo attore Carlo Moni) al quale, per
motivi di faida, hanno già ucciso il padre e i fratelli, Saverio ben si
adatta alla nuova situazione, impartendo, spavaldo ed impavido, consigli
di sopravvivenza al compagno; Mario, invece, timido, esitante e impaurito
di fronte alla novità, mal riesce ad adattarvisi.
Il film si snoda tra situazioni comiche, gags esilaranti e scenette
divertentissime, come l’incontro con l’ingenua Pia (Amanda Sandrelli
agli esordi) con la quale Mario intesse un flirt e alla quale insegna a
giocare a palla e, fingendosi musicista, dedica, spacciandole per sue,
canzoni come “Yesterday” dei Beatles, “Volare” di Modugno” e
“Fratelli d’Italia” di Mameli; o la lettera scritta al Savonarola,
ispirata a quella più famosa scritta da Totò e Peppino in “Totò,
Peppino e la malafemmina”, o l’incontro con Leonardo da Vinci (Paolo
Bonacelli) al quale suggeriscono di costruire il termometro, il semaforo,
il treno; o ancora la partenza dei due per la Spagna perché Saverio vuole
impedire a Cristoforo Colombo di andare a scoprire l’America.
…Perché Saverio vuole impedirglielo? Perché sua sorella Gabriellina,
della quale discuteva in macchina con Mario, prima del temporale, è stata
messa nei pasticci da un militare americano di stanza a Pisa: se impedirà
la scoperta dell’America, il militare, dunque, non esisterà e si eviterà,
così, l’ignominia alla sorella.
Sulla via del ritorno, naturalmente, c’è lo sblocco dell’inghippo
riguardo alla mutata situazione temporale e spaziale, con una sorpresa che,
naturalmente, tocca a voi scoprire, perché non mi sognerei mai di
svelarvi il finale del film.
Il punto di forza di “Non ci resta che piangere” non risiede,
naturalmente, nel consueto espediente della macchina del tempo, bensì
nell’assortita accoppiata tosco-partenopea Benigni e Troisi, anche
registi ed autori del film, nella recitazione che si sostiene e si
valorizza vicendevolmente in teatralità e surrealismo, improvvisando,
l’uno robusta spalla dell’altro, lazzi e battute continue, in spirito
tipicamente toscano e napoletano, con un gioco mimico e verbale
decisamente gustoso che anima una commedia estrosa e brillante.
Curiosamente, ogni volta che vedo il film, l’interrogativo che mi
suscita è sempre lo stesso: fra Troisi e Benigni, chi è la spalla di
chi?
Francesca Santucci (9.7.2001)
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