Toto' e le donne

 

 

 

Tu sì ‘a cchiù bella ‘e tutt’ ‘e principesse,
‘e tutt’ ‘e principesse sì ‘a reggina.
Pe’ tutt’ ‘a vita addenucchiato io stesse
A cuntemplà ‘sta grazia accussì fina…
(Totò)


Totò compose molti bei versi in cui, come un provenzale poeta di corte, cantò l’amore  in tenera sottomissione verso le donne, che tanto amò e di cui sempre rispettò l’intelligenza e le capacità, perciò sembra strano vederlo interpretare la parte del misogino in questo film che è forse uno tra i suoi più belli, recentemente riproposto in tv in prima serata.
Totò e le donne, tutta all’insegna, dunque, della misoginia, è una commedia filosofica del 1952, scritta da Age, Scarpelli, Steno e Monicelli.
Pare che negli anni ’50 le mogli fossero delle gran rompiscatole, sempre pronte a rimproverare i mariti se fumavano nel salotto buono, se non camminavano con le pattine sui pavimenti incerati e se non le accompagnavano a fare la spesa, pare anche che li gabbassero, spacciando per vino buono quello annacquato e per filetto la carne di cavallo, e che fossero tediose, oppressive, maligne, superficiali, stupide, noiose, esose, etc, etc.
In questo film Totò è il cavalier Scaparro, la cui lettura preferita è il romanzo “La moglie impiccata”; convinto che il maggior guaio dell’uomo siano le donne, non ne può più della consorte (che gli ha pure rivelato il nome dell’assassino del giallo che lui si stava gustando) e delle donne in genere, è per questo che di notte si rifugia in soffitta a fumare, adorando un tabernacolo contenente il ritratto di Monsieur Landru, suo protettore, che fece fuori 14 donne infilandole nel forno e che il nostro chiama “maschiaccio”, sognando un mondo in cui le donne non esistano (siete 4 contro 1), ed è da qui che, parafrasandone un altro ben più serio e nobile (“Proletari di tutto il mondo…unitevi!”) urla il grido di battaglia, rivolto universalmente a tutti gli uomini: “soffittizzatevi”.
Le angherie, secondo Totò, il maschio comincia a subirle da piccolo, in famiglia, dalla mamma, dalle zie, a scuola, dalle compagne di classe, e poi dalle centraliniste, persino dalle dame di beneficenza.
Commesso in un negozio di tessuti, è costretto a frugare tra centinaia di stoffe per trovarne una che sia “ rosso fuoco mezzo spento”, il colore desiderato dalla cliente, e poi le angherie continuano, con la figlia, con la moglie, etc, etc.
Ed è proprio per sopravvivere alla vita con la quotidiana nemica che prorompe in un accorato invito a tutti  “gli uomini di genere maschile” affinché, "contro il logorio delle donne moderne", si uniscano.
Se volete sopravvivere…soffittizzatevi!
Certo le donne, se davvero erano così tiranne e rompiscatole, oggi sono cambiate, e sono cambiati pure gli uomini, ed anche se il film è all’insegna della pura misoginia, lo è con una tale leggerezza, ingenuità ed ironia, sostenuto e corroborato da situazioni divertentissime e, soprattutto, dalle irresistibili battute di Totò, che proprio non si può fare a meno di soffermarsi a rivederlo.
Uomini, se vi capita, riguardate questo film, non sarete spinti a soffittizzarvi, ma a ridere di gusto, dall’inizio alla fine, in compagnia delle donne, che non vi sono nemiche, e che saranno ben liete di sorriderne insieme a voi.

Francesca Santucci (9.8.2001)