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La Nativita' mistica di Botticelli
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Sandro Botticelli, Natività mistica, 1501, Londra, National Gallery.
In quei giorni, voluto dell’imperatore Augusto,
era bandito il censimento generale dell'Impero Romano, che imponeva ai
sudditi di farsi registrare negli elenchi delle città d’origine, perciò
Giuseppe, della stirpe di David, per dare il suo nome, si recò da
Nazareth a Betlemme insieme a Maria, prossima al parto. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: …oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama". Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. (Vangelo secondo Luca, II, 4) Così, invece, nel racconto dello pseudo-Matteo: [2] Ciò detto, l'angelo ordinò di fermare il giumento, essendo giunto il tempo di partorire; comandò poi alla beata Maria di discendere dall'animale e di entrare in una grotta sotto una caverna nella quale non entrava mai la luce ma c'erano sempre tenebre, non potendo ricevere la luce del giorno. Allorché la beata Maria entrò in essa, tutta si illuminò di splendore quasi fosse l'ora sesta del giorno. La luce divina illuminò la grotta in modo tale che né di giorno né di notte, fino a quando vi rimase la beata Maria, la luce non mancò. Qui generò un maschio, circondata dagli angeli mentre nasceva. Quando nacque stette ritto sui suoi piedi, ed essi lo adorarono dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. (Pseudovangelo di Matteo, 13, 2)
La scena della Natività (che ricorda, appunto, la
nascita di Gesù a Betlemme, nell’oscurità della notte, in un silenzio
carico di attesa, a cui seguono i dolori del parto di Maria, il vagito
del Bambino, lo sfavillio del concerto degli angeli, il pellegrinaggio
dei pastori, l’apparizione della stella che indica il cammino ai Magi,
partiti dall’Oriente per adorare il Messia, la cui venuta era stata
vaticinato da antiche profezie), insieme alla Crocifissione è uno dei
temi più rappresentati nell’Arte, perché momento altamente poetico,
ricco di dettagli ambientali, personaggi, animali, luci e suoni, e
perché portatore di un messaggio universalmente comprensibile e valido
in ogni tempo: la venuta di Colui che porterà la pace. …Mise in stampa ancora molte cose sue di disegni che egli aveva fatti, ma in cattiva maniera, perché l’intaglio era mal fatto, onde il meglio che si vegga di sua mano è il trionfo della fede di fra’ Girolamo Savonarola da Ferrara: della setta della quale fu in guisa partigiano, che ciò fu causa che egli abbandonando il dipingere e non avendo entrate da vivere, precipitò in disordine.
Questo dipinto sulla fine dell’anno 1500 durante i torbidi d’Italia io Alessandro dipinsi nel mezzo tempo dopo il tempo e al tempo del concepimento dell’XI di S. Giovanni, nel segno del dolore dell’Apocalisse nella liberazione di tre anni e mezzo del diavolo; poi dovrà essere incatenato il XII e noi lo vedremo precipitato come nel dipinto.
Nel dipinto è adottata l’iconografia mista della
grotta e della capanna, la caverna è dotata di tettoia; gli angeli, con
le corone (simbolo di regalità) e i rami d’ulivo (simbolo di pace,
spesso richiamati nella composizione, perché l’artista era angosciato
per la situazione in cui versava Firenze dopo la cacciata dei Medici),
descrivono un armonioso girotondo tra le sfere celesti, simboleggiate
dalla cupola dorata, ed il mondo terreno; gli angeli indicano Gesù
Bambino ai pastori e ai re Magi; creature celesti e terrene
convulsamente si stringono nell’abbraccio, simbolo della pace e
dell’amore che regneranno dopo la seconda venuta di Cristo. Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. (Apocalisse di Giovanni, 12, 1)
Botticelli era partigiano, come lo
definisce il Vasari, cioè acceso sostenitore del Savonarola (ma anche
suo fratello Simone era un fervente discepolo), tragicamente ucciso solo
due anni prima dell’esecuzione di questa tela. In poche ore furono arsi, le gambe e le braccia si staccarono a poco a poco e, poiché alcune parti restavano ancora appese alle catene, vi si gettarono contro delle pietre per farle cadere, nel timore che la folla cercasse di impadronirsene; poi il boia e i suoi aiutanti fecero a pezzi il palo del supplizio e lo bruciarono. Indi, con un mucchio di sterpaglia, attizzarono le fiamme sui resti dei giustiziati, in modo da distruggerne ogni traccia. I discorsi del Savonarola contro la libertà dei costumi e la corruzione del tempo, gli “incendi della vanità” nelle piazze fiorentine, insinuarono a tal punto dubbi e scrupoli nell’anima ipersensibile dell’artista, anche sulla sua attività passata, che, da allora in poi, fino alla morte, avvenuta nel 1510, nei suoi dipinti utilizzò ancora temi storici e mitologici ma unicamente come simboli di messaggi morali (ad esempio, nella Calunnia di Apelle), accumulando nei quadri sacri degli ultimi anni, come, appunto, la drammatica Natività, allusioni moralizzatrici ed iscrizioni sibilline sulle turpitudini dell’Italia e sulla loro imminente sconfitta. Francesca Santucci
BIBLIOGRAFIA
La Sacra Bibbia, edizione ufficiale della CEI, Roma, 1980. Episodi e personaggi del Vangelo, I parte, Electa, Roma, 2004. Vangeli apocrifi, Einaudi, 1997, Milano. I Grandi musei, National Gallery, Touring club italiano, Torino, 1977. Botticelli, Elemond Arte, Milano, 1992. I grandi pittori, Rinascimento, I parte, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1986.
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