L'innocente

di Luchino Visconti

 

 

Quando cominciò le riprese di questo film, tratto dal romanzo omonimo di Gabriele D’Annunzio, Luchino Visconti era immobilizzato su una sedia a rotelle; nonostante la trombosi che l’aveva colpito volle dirigerlo egualmente e con intatta energia, fermo nella sua convinzione che né la vecchiaia né la malattia avrebbero mai piegato la sua voglia di vivere e di girare films.
Non gli fu facile affrontare un autore come D’Annunzio, che ammirava come poeta ma detestava come uomo per la retorica e per la fede nel superomismo definitivamente morto nei campi di concentramento, però decise di farlo perché ritrovava una sorprendente modernità nel culto dell’esteriorità e nella concezione dell’amore soprattutto come atto fisico ed erotico, concezioni simili a quelle del tempo in cui girò il film ed ancora attuali, forse oggi più che allora.
Come interprete di Tullio Hermil aveva inizialmente pensato ad Alain Delon, già Rocco e poi Tancredi nei suoi “Rocco e i suoi fratelli” e “Il Gattopardo”, e a Romy Schneider per il personaggio di Giuliana, infine scelse i nostri due Giancarlo Giannini, perfettamente credibile nel ruolo del superuomo, e Laura Antonelli, che considerava fisicamente “una donna assolutamente dannunziana” e la cui sensuale bellezza esaltò al meglio con la macchina da presa, arrivando a farla somigliare ad una scultura di Medardo Rosso nel primo piano in cui il bel volto dell’attrice è stretto da un velo, a sottolineare il cambiamento psicologico della donna che ora vive di vita propria celandosi misteriosamente al marito.
Nel film il regista riprende temi a lui cari come il disfacimento e la dissoluzione di una certa classe sociale dell’Italia umbertina, dell’aristocrazia snobistica che si divide tra ricevimenti, palestre, aste, cene, pettegolezzi e mondanità, culturalmente vuota, la cui morte è simbolicamente rappresentata dal gesto finale estremo di Tullio, che manca nel libro, eppure è tipicamente dannunziano
L’unico elemento di forza, come sempre avviene per le figure femminili di Luchino, si ritrova in Giuliana, inizialmente moglie succube, donna fragile, in conflitto con l’uomo-forte, Chissà perché voi uomini con una mano volete sempre spingerci fino alle stelle e con l’altra trascinarci verso il basso?Non potete lasciarci in terra al vostro fianco, donne al fianco dell’uomo, creatura a fianco della creatura, e niente più di questo, niente meno di questo?, infine vittoriosa ed invincibile.
Visconti morì il 17 marzo del 1976, mentre lavorava al montaggio del film; qualche tempo prima aveva detto:
Penso molto spesso alla morte, ma come a una cosa naturale…Sono curioso del mistero, sono curioso di sapere cosa c’è dopo. E’ come andare al cinema…

Francesca Santucci (17.10.2000)