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Il castello di
Cavernago
C’è una strana atmosfera intorno al castello di
Cavernago,
un’atmosfera eroica e dignitosa nel contempo, forse perché la costruzione
appartenne prima ad un valoroso condottiero e poi ad un signore
rinascimentale.
Situato ai confini del paese, e un tempo parte di un vasto latifondo
di proprietà dei canonici della Cattedrale di Bergamo, fu acquistato dal
capitano di ventura Bartolomeo Colleoni, quattordici anni dopo l’acquisto
dell’altro suo castello, quello di Malpaga, per la figlia Ursina, che sposò
nel 1451 il conte Gherardo Martinengo, ed infatti il castello fu a lungo
dei conti Martinengo Colleoni.
Il grande condottiero bergamasco, quando non era impegnato in battaglia, pur
abitando nella rocca di Malpaga, poco distante da Cavernago, amava seguire
personalmente le opere di abbellimento e di ristrutturazione di questa
splendida residenza, ed anche delle case coloniche circostanti, provvedendo a
migliorare l’agricoltura e l’irrigazione dei campi e risollevando, così,
a nuova vita tutto il paesino di Cavernago.
Alla morte del Colleoni il possedimento di Cavernago passò appunto ai
Martinengo Colleoni che trasformarono definitivamente il fortilizio in
residenza rinascimentale, ed è in particolare al conte Francesco Martinengo
che si deve l’aspetto attuale del castello.
Il Martinengo, pur emulando il capitano, non riuscì però nell’intento di
realizzare grandi opere di miglioramento, anche se ci provò, piuttosto
trasformò il castello in una corte fastosa, specialmente in occasione del
matrimonio della figlia Caterina con il marchese Enzio Bentivoglio di Ferrara,
con un ricevimento con musiche, danzi, balli che attirarono più di ventimila
persone e che così venne ricordato nelle “Effemeridi” del 10 maggio 1602:
Non vide mai la patria nostra giornata più di questa lieta, in cui per le
nozze di Caterina, figlia del Conte Francesco Martinengo maritata in Enzio
Bentivoglio, furono tanti i giochi, giostre, tornei con superbi apparati
marziali, simulacri, comiche leggiadre, nobili invenzioni, gloriosi
spettacoli, cavallereschi cimenti, soavi musiche, leggiadri balli, oggi e
ne’ seguenti giorni presentati in Cavernago, che alle solenni feste furono
assistenti da ventimila persone, ognuno sempre mutolo per lo stupore e le
grandezze.
Uomo singolare, Francesco Martinengo amò sempre il fasto e la pomposità; per
recarsi a Bergamo, a far visita a due figlie che aveva in convento, viaggiava
addirittura in una carrozza scortata da quaranta archibugeri a cavallo, ma non
dimenticò mai il suo passato di uomo d’arme e, non di rado, fu anche
coinvolto in fatti di sangue che costrinsero le autorità a prendere
provvedimenti nei suoi confronti.
Costruito in ciottoli locali, circondato da un largo e profondo fossato, un
tempo provvisto di un ponte levatoio ligneo, poi sostituito da un raccordo in
muratura, il castello è un tipico esempio di costruzione dell’epoca; privo
di merli, camminamenti, torrioni e androni, tipici delle fortezze militari, si
presenta più come dimora familiare, che assicurava ai suoi residenti
protezione e sicurezza ma anche agi e comodità, com’era tipico del periodo
rinascimentale, piuttosto che come fortilizio.
Ha un aspetto severo e sul grande portale di foggia veneziana non compare lo
stemma colleonesco, presente invece nell’altro castello del Colleoni, quello
di Malpaga, che fece scrivere allo scrittore francese Honoré de Balzac che sapeva della nobile famiglia Colleoni, dello Stato della Serenissima, la
quale recava nel suo stemma tre ghiandole virili al naturale, bensì
un’aquila coronata, circondata dal collare dell’Annunziata, con
un’epigrafe latina che ricorda che il castello fu rifabbricato alla fine del
Cinquecento da Francesco Martinengo, continuatore delle opere di bonifica
intraprese dal Colleoni.
Il castello, che attraverso i secoli ha patito molte razzie ed ingiurie, al
pianterreno contiene un ampio salone dall’aspetto rustico e tante stanze
minori, abbellite da mobili, suppellettili antiche, affreschi del Barbello,
una bella immagine di Bartolomeo Colleoni, motivi pittorici che riproducono
scene mitologiche, di caccia, stemmi e allegorie di tipica grandiosità
seicentesca, e al piano superiore è adornato da deliziose colonne in stile
ionico. Un tempo era ricco di armi e armature, stendardi e trofei, poiché il Martinengo fu insignito di molti onori militari per le sue cariche politiche;
della sua splendida armatura in acciaio, cesellata in oro, prezioso cimelio
acquistato da un museo americano e poi andato distrutto, resta traccia solo in
un disegno.
Nei sotterranei è possibile vedere gli oscuri e tenebrosi locali
nei quali si trovavano le carceri, dal momento che il castello esercitava la giustizia
a titolo di giurisdizione feudale.
Le linee architettoniche armoniose ed eleganti, le belle decorazioni sulle
pareti dei due piani e sotto la volta del porticato, il poggio centrale di
foggia veneziana, il giardino interno con sentieri, fiori, piante verdi,
alberi e collinette, un tempo dovevano offrire sicuramente uno scenario molto
suggestivo.
Anche il Martinengo, dunque, come il Colleoni, che dopo aver passato la vita
tra le armi e le battaglie, amò poi la quiete del castello di Malpaga e si
rivolse ad opere di pubblica utilità, si ritirò nel castello di Cavernago e
si dedicò al miglioramento dei suoi possedimenti.
Addirittura il Conte pensava di continuare i disegni colleoneschi facendo
alzare il livello del lago di Endine e sbarrando il fiume Cherio per
convogliare le acque verso le sue campagne migliorando, così, l’irrigazione
dei campi; non gli riuscì, però, di realizzare il progetto perché la
morte lo sorprese prima.
A testimonianza perpetua della sua grandezza, e di quella del suo avo che per
primo ne fu il padrone, il grande condottiero Bartolomeo Colleoni, resta
questa bella residenza rinascimentale che, in tutta la sua bellezza, eleva le
sue torri a dominare la grande distesa della pianura bergamasca.
Francesca
Santucci


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