Francesca Santucci

Boudica

(Francesca Santucci, Virgo viragoAkkuaria 2008, estratto)

E' da due grandi autori dell'antichità, lo storico latino Tacito, negli “Annali” e nell’”Agricola”, e lo storico greco Dione Cassio, nella  “Storia romana”, sche possiamo ricavare informazioni riguardo alla regina-guerriera  Boudica,  la famosa donna che assommò in sé l’autentica  cifra delle donne celte, ma , in generale, dello straordinario popolo dei Celti: la fierezza.
Boudica (Vittoria), spesso erroneamente ortografata con due “c”, Boudicca, chiamata anche  Budiga o Boadicea, di cui si ignorano le origini, probabilmente, però, nobili, era alta, bella, con lunghi capelli fiammeggianti, intorno al collo portava il torquis, la pesante collana celtica considerata simbolo di nobiltà e del legame con l’aldilà; coraggiosa e fiera, incitava gli uomini alla battaglia, spostandosi  sul carro ( per i Celti simbolo di  potere e poderosa arma di battaglia per la velocità e la notevole capacità di penetrazione in battaglia fra le schiere avverse).

Era di statura imponente, dall’aspetto terribile, di sguardo lampeggiante ferocissimo e di voce glaciale; una gran massa di capelli fulvi le calava sulle spalle; intorno alla sua gola c’era una grossa collana d’oro e indossava una tunica di vari colori con sopra un mantello fermato da una fibbia. Questo era il suo invariabile abbigliamento.

(Dione Cassio, “Storia romana”, 62.3-6)

Boudica era la sposa di Prasutagus, re di una potente tribù, gli Iceni, le cui terre si trovavano nell’Inghilterra orientale, nelle odierne contee di Norfolk e Suffolk, che si era sottomesso all’imperatore Claudio.
Quando Prasutagus morì, nel 60 d.C., senza eredi maschi, lasciò tutte le sue ricchezze alle due figlie e all'imperatore Nerone, sperando, così, di ottenere protezione per la sua famiglia, ed invece i Romani,  per annettersi il regno, occuparono e saccheggiarono i suoi territori ed umiliarono la sua famiglia, picchiando la moglie e stuprando le figlie; allora Boudica si armò contro gli invasori.

 Il re degli Iceni, Prasutago, famoso per un’ opulenza che risaliva a molti anni, aveva lasciato come suoi eredi due figlie e l’imperatore, pensando che con tale atto d’omaggio egli avrebbe preservato il suo regno e la sua famiglia da ogni offesa. Accadde, tuttavia, il contrario, al punto che il regno fu devastato dai centurioni, la casa dei servi, come se si fosse trattato di preda di guerra. La moglie di lui, Budicca, fu bastonata e le figlie furono violentate…

(Tacito, “Annali”,  14. 31)

 Budicca, portando sul carro dinnanzi a sé le due figlie, scorreva le file e a ciascuna delle genti alle quali si avvicinava dichiarava che era pur consuetudine per i Britanni combattere agli ordini di donne, ma che in quel momento essa non voleva vendicare, come discendente di nobili antenati, la perdita del regno e delle ricchezze, ma, come una donna qualunque, chiedeva vendetta per la perdita della libertà, per l’offesa recata al suo corpo fustigato, per il violato pudore delle sue figlie. Le brame dei Romani erano giunte a tal punto da non lasciare inviolati né i corpi, né la vecchiezza, né la verginità. Era pur giunta l’ora delle giuste vendette degli dei; la legione che aveva osato attaccare battaglie era stata tagliata a pezzi, gli altri stavano nascosti negli accampamenti, o spiavano la possibilità di una fuga. I Romani non avrebbero neppure potuto sopportare il fragore e le grida di tante migliaia d’uomini, e neppure la violenza degli assalti; se i Britanni avessero considerato la forza dei loro eserciti e le ragioni della guerra, avrebbero dovuto, in quella battaglia, o vincere o morire. Questo, lei, donna, aveva comandato a sé; gli uomini conservassero pure la vita e si piegassero a servire.

(Tacito, “Annali”,  14. 35)

… sotto il comando di Budicca, donna di stirpe regia (essi, infatti, nel conferimento del supremo potere non badano al sesso).

(Tacito, “La vita di Agricola”, 1. 16)

Desiderosa di giustizia, per lavare l’oltraggio subito, ed anche per ribellione contro le continue  vessazioni dei Romani, Boudica organizzò un grande esercito, con il quale riuscì a cacciare i nemici da Camulodunum (Colchester) e a riprendersi  Londinium (Londra) e Verulanium (St. Albans); ben presto, però, i nemici si riorganizzarono e riconquistarono il suo regno, falcidiando 80.000 dei 100.000 britannici (i Romani, invece,  persero  400 uomini su 1.200).
Costretta ad arrendersi, fu condotta in carcere, ma qui, pur di non sottomettersi ai nemici, si uccise,  ingerendo del veleno. 
E la mitica regina  guerriera, che tanto aveva colpito i due grandi autori latini per il coraggio “virile”, amata ai nostri giorni dalle femministe per l’ardente sete di libertà, considerata nei libri scolastici  inglesi  una delle eroine della patria, conosciuta come la prima regina d'Inghilterra, immortalata trionfante, insieme alle figlie, mentre  guida il  suo carro da guerra, in una statua in bronzo (eretta nel 1902, opera dello scultore Thomas Thorneycroft), che troneggia, oggi, sul Tamigi, a Londra, ai piedi del  Big-Ben, all’estremità nord del ponte di Westminster,  non ha mancato di regalare altre emozioni quando, nel 2004, nei dintorni di Hunstanton, a Norfolk, è stato ritrovata la seconda parte (la prima era stata ritrovata 40 anni prima) di una collana che gli storici ritengono appartenuta proprio a lei; ed ancora ne regalerà, poiché rivivrà in un film, “Warrior”, (finanziato da Mel Gibson e diretto da Gavin O'Connor, la cui uscita è prevista nel 2006), che seguirà la sua vita dall’infanzia fino alla strenua lotta contro i Romani.
 

 

Bibliografia

Cesare, La guerra gallica, Fabbri editori, Milano, 1995.

Tacito, Annali,vol. III , Fabbri editori, Milano, 1995.

Tacito, La vita di Agricola. La Germania,  Fabbri editori, Milano, 1994.

Tacito, La Germania, Fabbri editori, Milano, 1994.

Dione Cassio, Storia romana, Rizzoli, 2000.

U.E. Paoli, Vita romana, Mondadori, Milano, 1976.

E. Percivaldi, I Celti,  Giunti, Firenze, 2003.

Ward Rutherford, Tradizioni celtiche, Neri Pozza Editore, Milano, 1996.

P. B. Ellis, L’impero dei celti, Piemme, Casale Monferrato, 1998.

Cesare, La guerra gallica, traduzioni di  Fausto Brindisi.

Tacito, Annali, vol. III , traduzioni di  Bianca Ceva.

Tacito, La vita di Agricola. La Germania,  traduzioni di  Bianca Ceva.

Dione Cassio, Storia romana,  traduzioni di  A. Stroppa.