L'Annunciazione
Simone Martini,
l’Annunciazione fra
Sant’Ansano e Santa Massima, 1333.
L`annunzio a Maria
Nel sesto mese,
l`angelo Gabriele fu mandato da Dio in
una città della Galilea, chiamata
Nazaret, 27 a una vergine,
promessa sposa di un uomo della casa di
Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si
chiamava Maria. 28 Entrando
da lei, disse: "Ti saluto, o piena di
grazia, il Signore è con te".
A queste parole ella rimase turbata e si
domandava che senso avesse un tale
saluto. L`angelo le disse:
"Non temere, Maria, perché hai trovato
grazia presso Dio. Ecco
concepirai un figlio, lo darai alla luce
e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà
grande e chiamato Figlio dell`Altissimo;
il Signore Dio gli darà il trono di
Davide suo padre e regnerà
per sempre sulla casa di Giacobbe e il
suo regno non avrà fine". 34
Allora Maria disse all`angelo: "Come è
possibile? Non conosco uomo". 35
Le rispose l`angelo: "Lo Spirito Santo
scenderà su di te, su te stenderà la sua
ombra la potenza dell`Altissimo. Colui
che nascerà sarà dunque santo e chiamato
Figlio di Dio. Vedi: anche
Elisabetta, tua parente, nella sua
vecchiaia, ha concepito un figlio e
questo è il sesto mese per lei, che
tutti dicevano sterile: 37
nulla è impossibile a Dio ".
Allora Maria disse: "Eccomi, sono la
serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto". E l`angelo partì da lei.
(Vangelo
secondo Luca, I, 10)
Secondo il racconto biblico, Dio
invia l’arcangelo Gabriele a Maria per
annunciarle la nascita di un figlio,
concepito dallo Spirito Santo; dapprima
spaventata e turbata, poi Maria si
inchina alla volontà di Dio. Pagina altissima di mistica e poesia,
l’Annunciazione è uno dei temi più
affascinanti dell’intero Vangelo di
Luca, l’unico dei canonici a narrare
l’episodio, punto di snodo della storia
cristiana. Soggetto che ben si presta
all’evocazione di un contesto ambientale
realistico e ricco di dettagli,
artisticamente è stata variamente
interpretata nei secoli, offrendo sempre
l’occasione per ritrovare profonde
suggestioni, riuscendo la sensibilità
dei pittori e degli scultori a cogliere
di volta in volta le reazioni
psicologiche di Maria, la natura
affascinante dell’Angelo, la volontà di
Dio, l’arredo, il riverberarsi della
scena su altri personaggi, i dettagli
descrittivi. Il tema iconografico dell’Annunciazione,
che presenta, appunto, l’apparizione
dell’arcangelo Gabriele alla Vergine, fu
molto diffuso nell’arte del trecento e
si arricchì di un ampio repertorio
nutrito di
particolari emblematici. L’angelo solitamente tiene in mano un
giglio, noto simbolo di purezza,
tuttavia nella pittura senese, per
esempio nella fulgida Annunciazione di
Simone Martini, reca un ramo di ulivo:
il giglio, infatti, era anche il simbolo
di Firenze, nei confronti della quale
Siena aveva una ben radicata ostilità. Simone Martini, pittore
estremamente raffinato, fu molto
ammirato dal Petrarca che, come
apprendiamo dal Vasari nelle "Vite", gli
dedicò due sonetti:
Fu dunque quella di Simone
grandissima ventura vivere al tempo di
Messer Francesco Petrarca, et abbattersi
a trovare in Avignone alla corte questo
amorosissimo poeta desideroso d’avere la
imagine di Madonna Laura di mano di
maestro Simone; perciò che avutala bella
come desiderato avea, fece di lui
memoria in due sonetti:
77
Per mirar Policleto a prova fiso
con gli altri ch'ebber fama di
quell'arte
mill'anni, non vedrian la minor parte
de la beltà che m'ave il cor
conquiso.
Ma certo il mio Simon fu in paradiso
(onde questa gentil donna si parte),
ivi la vide, et la ritrasse in carte
per far fede qua giú del suo bel
viso.
L'opra fu ben di quelle che nel cielo
si ponno imaginar, non qui tra noi,
ove le membra fanno a l'alma velo.
Cortesia fe'; né la potea far poi
che fu disceso a provar caldo et
gielo,
et del mortal sentiron gli occhi
suoi.
78
Quando giunse a Simon l'alto concetto
ch'a mio nome gli pose in man lo
stile,
s'avesse dato a l'opera gentile
colla figura voce ed intellecto,
di sospir' molti mi sgombrava il
petto,
che ciò ch'altri à piú caro, a me fan
vile:
però che 'n vista ella si mostra
humile
promettendomi pace ne l'aspetto.
Ma poi ch'i' vengo a ragionar co
llei,
benignamente assai par che m'ascolte,
se risponder savesse a' detti miei.
Pigmalïon, quanto lodar ti dêi
de l'imagine tua, se mille volte
n'avesti quel ch'i' sol una vorrei.
Simone Martini nel 1333 dipinse per
la cattedrale senese, insieme al cognato
Lippo Memmi, autore dei due Santi
laterali, l’Annunciazione fra
Sant’Ansano e Santa Massima, uno dei
capolavori dell’arte gotica, conservata
oggi agli Uffizi, mancante, purtroppo,
del tondo centrale in alto, con la
raffigurazione del Padreterno, andato
perduto.

Simone
Martini, l’Annunciazione fra
Sant’Ansano e Santa Massima, 1333
(particolare).
Imprimendo un’impostazione ritmica al
dipinto, basato su linee di contorno
sinuose, in penetrazione psicologica dei
personaggi, con la squisita eleganza
esecutiva che gli era propria, Simone
Martini immortalò, in un bagliore di
oro, contro il fondo divino, figure
quasi irreali, la Vergine, timida e
schiva, raffigurata nell’atto di
ritrarsi turbata (la conturbatio,
il momento di turbamento, addirittura
spavento) con un gesto scontroso delle
spalle e del braccio destro, dinanzi al
fulgido arcangelo Gabriele (che
nell’iconografia ha il compito di
annunciare la nascita di Giovanni
Battista e di Gesù), con il mantello,
ancora svolazzante, appena giunto al suo
cospetto, con indosso una veste di
colore dorato, che riflette il suo
appellativo di "messaggero della
luce", un ramoscello di ulivo fra le
mani, simbolo della pace universale che
si diffonderà sulla terra dopo la venuta
del Salvatore. La Vergine, dal volto
giovane, sottile e aristocratico, è
seduta su un ricco trono intagliato con
motivi decorativi, sullo schienale del
sedile è appoggiato un prezioso drappo
ornato con motivi floreali dorati su
fondo rosso; sorpresa dall'apparizione
del messaggero celeste, che le ha
sussurrato "Ave Maria, gratia plena",
mentre stava leggendo (la mano è,
infatti, appoggiata sul libro), si
ritrae con un moto di sgomento ed
umiltà. Sullo sfondo campeggia un vaso con
gigli (in epoca medievale il giglio
divenne attributo dell’arcangelo,
simbolo di purezza e castità, associato
all’astro lunare sul quale Gabriele
esercita il proprio dominio), in alto,
in volo, circondata da una corona di
cherubini, la colomba dello Spirito
Santo, simbolo della grazia divina
dispensata sulla terra proprio
dall’amore della Vergine. Le ali dell’angelo, dipinte con
perizia da miniaturista, la
quadrettatura del mantello, il motivo
della veste, il messale con il bordo
decorato, il magnifico vaso che contiene
i gigli, la colomba, circondata dai
cherubini ad intensificare la sacralità
del momento, le fisionomie eleganti dei
personaggi e l’accuratezza dei
particolari, tutto è raffinata bellezza
in questo dipinto, e nell’interpretazione lirica del
gotico senese, offerta da Simone
Martini, l’evento miracoloso diviene una
rappresentazione dalla perfezione quasi astratta.
Protovangelo di Giacomo
dal vangelo apocrifo di Giacomo (II-IV
sec.)
XI
[11, 1]
Presa la brocca,
uscì a
attingere acqua. Ed
ecco una voce che
diceva: "Gioisci,
piena di
grazia, il Signore è
con te, benedetta tu tra
le donne". Essa
guardava intorno, a
destra e a
sinistra, donde
venisse la voce. Tutta
tremante se ne
andò a
casa, posò la
brocca e,
presa la porpora,
si sedette sul suo
scanno e
filava. [2] Ed ecco un
angelo del Signore
si presentò dinanzi a
lei, dicendo: "Non
temere,
Maria, perché hai
trovato grazia
davanti al Padrone di
tutte le cose, e
concepirai per la sua
parola". Ma essa, all'udire
ciò rimase
perplessa, pensando:
"Dovrò io
concepire per opera
del Signore
Iddio
vivente, e partorire
poi come ogni donna
partorisce?". [3] L'angelo
del Signore,
disse: "Non così,
Maria,! Ti coprirà,
infatti, con la sua ombra,
la potenza del
Signore. Perciò l'essere
santo che
nascerà da te sarà
chiamato Figlio
dell'Altissimo. Gli
imporrai il
nome Gesù,
poiché salverà il suo
popolo dai suoi
peccati". Maria,
rispose: "Ecco l'ancella
del Signore davanti a
lui. Mi avvenga
secondo la tua
parola".
Dal Protovangelo apocrifo di Giacomo
(di cui la Chiesa ha accettato molti dei
dati storici contenuti), scritto in
Greco, non posteriore al 150,
classificato fra i Vangeli Apocrifi,
redatti fra il I ed il II secolo dopo
trasmissione orale, che fa parte dei
Vangeli dell'Infanzia, è tratta, invece,
la rara iconografia, diffusa in ambito
bizantino, che ambienta l’Annunciazione
accanto a un pozzo. Le prime icone rappresentano l’Angelo
e la Vergine l’uno di fronte all’altro,
in muto dialogo di occhi e mani;
talvolta la mano di Maria si protende
per indicare riserbo e distacco, oppure
si ripiega sul petto in segno di
sottomissione e consenso. Generalmente l’Annunciazione ispirata
dal Protovangelo di Giacomo si articola
in due momenti: una prima volta
l’arcangelo appare accanto al pozzo a
Maria che attinge l’acqua,
successivamente all’interno della casa,
dove è intenta a filare la porpora per
il velo del Tempio, velo che è il corpo
di Gesù incarnato in lei.

Mosaico con Storie del Nuovo
testamento: Annuncio a Maria, XII
secolo,
Venezia, Basilica di San Marco.
L’Angelo appare, qui, a Maria appena
fuori la porta di casa, Maria è intenta
ad attingere da un pozzo l’acqua
(l’acqua ha un forte ruolo simbolico
nelle Scritture, come confermano le
parole di Gesù alla Samaritana presso il
pozzo di Giacobbe: chi beve l’acqua
vive dell’insegnamento cristiano non
avrà più sete spirituale) con una
brocca (simbolo della Madonna che, al
momento dell’Annunciazione, si prepara
ad essere a sua volta "recipiente" di
Gesù). Al saluto dell’Angelo la
Vergine si guarda intorno spaventata
perché, inizialmente, non comprende da
dove provenga la voce, poi, rassicurata
dalle parole della creatura celeste,
s’inchina al volere divino.

1120, circa, Mosca, Galleria
Tret’jakov.
In quest’icona, risalente al 1120
circa, il cui fondo e nimbi dorati
andarono persi durante il trasporto da Novgorod a Mosca, l’arcangelo, con dolce
fermezza, tende il braccio benedicente
verso la Vergine che, a capo chino
verso di lui, ricambia il saluto con la
mano destra. La Vergine ha i piedi appoggiati su
una pradella (particolare utile, questo,
ad esaltare la sua dimensione sacra),
indossa una tunica di colore verde-blu,
ad indicare la sua natura umana, ed un
manto rosso scuro, simbolo della
regalità della quale è stata investita. Nella mano sinistra ha una matassa,
dal cui filo sembra dipanarsi la Vita:
il Bambin Gesù che tiene fra le pieghe
del manto.

Andrei Rublëv e aiuti,
Annunciazione, 1408,
Mosca, Galleria Tret’jakov.
Andrei Rublëv, il famoso "pittore
degli angeli", nacque in Russia verso la
a metà del XIV secolo, probabilmente nel
1360 (morì intorno al 1430 a Mosca),
quando la chiesa ortodossa si stava
consolidando e dimostrava rinnovato
interesse anche verso le icone, poiché
le loro dimensioni reali avevano grande
presa sul popolo russo. Poco si conosce delle sue origini,
certo è che dal 1405 al 1422 lavorò per
il pittore greco di icone Teofane, che
ne riconobbe le doti di disegnatore e
pittore Umile monaco del monastero di
Andronikov, nei pressi di Mosca,
descritto come dolce ed umile, pieno di
gioia e di luminosità", Rublëv segnò la
nascita di un classicismo russo,
animando le sue creazioni di toni soavi,
fluidi e trasparenti, quasi
acquerellati, riuscendo a conciliare un
profondo realismo con la visione serena
della divinità, rendendo le icone
strumento di autentica espressione
artistica. Eseguì la maggior parte delle sue
opere nel monastero di Troitsky
Sergieva, dove successivamente si
trasferì, diventando il più grande
pittore di icone del suo tempo. Nell’icona del 1408 il pittore scelse
di rappresentare il momento solenne
imprimendo alla composizione maggior
movimento: qui, infatti, l’arcangelo
corre verso la Vergine, che accoglie
l’annuncio su un trono regale, mentre
fila la matassa di porpora.
Francesca Santucci
NOTE
27. Per Nazaret
cfr. Mt 2, 23.
28. Piena di
grazia, già prima che le fosse
annunciata la divina maternità.
32. Cfr la
promessa divina di un trono eterno a
Davide in 2 Sam 7, 12-16.32
34. La
conoscenza è il rapporto coniugale (cfr.
Mt 1, 25). Il tempo presente indica
l'intenzione - voto o proposito - di
conservare la verginità.
35. Al tempo di
Mosè una nube adombrava l'arca
dell'alleanza per indicare la presenza
di Dio.
37. Cfr. Gn 18,
14.
BIBLIOGRAFIA
La Sacra Bibbia,
edizione ufficiale della CEI, Roma,
1980.
La pittura italiana,
Electa, Milano, 1997.
Episodi e personaggi del Vangelo,
I parte, Electa, Gruppo editoriale
L’Espresso, Roma, 2004.
La grande storia dell’Arte,
Il Gotico, 2, Gruppo Editoriale
l’Espresso, Roma, 2003.
La natura e i suoi simboli,
I parte, Electa, Gruppo editoriale
L’Espresso, Roma, 2004.
I grandi pittori,
Istituto Geografico De Agostini,
Rinascimento, I parte, Novara, 1986.
Icone e Santi d’Oriente,
I parte, Electa, Gruppo editoriale
L’Espresso, Roma, 2004.
I Vangeli apocrifi,
Einaudi, Milano, 1997.
Vasari, Le Vite, I Mammut,
Newton, Roma, 1993.
|
|